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Le coordinate dell'information design

La cina, Bolzano e la saudade milanese

Luglio 29, 2015 - Data Visualization, Infografiche, Information Design
La cina, Bolzano e la saudade milanese

PREMESSA
Come promesso ecco l’intervista a Matteo Moretti, protagonista della serata evento organizzata da Hacks and Hackers Venezia (Enrico Costa e Luca Corsato) dedicata al giornalismo dei dati e in particolare alla visualizzazione delle informazioni.

Ho avuto il piacere di cenare proprio a fianco di Matteo così, grazie anche alla nostra comune condizione di Milanesi Trapiantati (lui a Bolzano io a Treviso), abbiamo avuto modo di parlare del suo progetto “La Repubblica Popolare di Bolzano”, con il quale ha vinto Data Journalism Award 2015 nella categoria Small Newsroom (vi suggerisco, se non lo conoscete, di dare un’occhiata alla lista dei vincitori per capire l’importanza del premio).

INTERVISTA

CARTESIANI: Per prima cosa devo dire che siamo onorati di intervistarti, perchè pensiamo che la qualità del progetto “La Repubblica Popolare di Bolzano” e l’importanza del premio che hai vinto possano aiutare a far conoscere il Visual Journalism in Italia e più in generale a divulgare le tematiche relative alla data visualization e all’information design. Ne abbiamo grande bisogno perchè constatiamo, a parte episodi sporadici ed isolati come il tuo, che i grandi player dell’editoria e del giornalismo italiani non si siano ancora mossi in maniera strutturata.
Fatta questa dovuta premessa partiamo con la prima domanda.

Ci piace scoprire come è nata nei nostri interlocutori la passione e l’interesse verso la tematica del data journalism o in senso lato dell’information design. Come sei arrivato ad interessarti dell’argomento? E come è diventato il tuo ambito professionale?

MATTEO MORETTI: È stato un percorso lungo e inaspettato: dal 2000 ho sempre sperimentato con codice e grafica, in quello che si chiama “design generativo”. Da lì, seguendo la continua evoluzione di software e piattaforme varie, ho sperimentato un po’ di tutto. Con l’inizio della mia carriera accademica a Bolzano in qualità di professore a contratto in “Interactive & Motion graphics” ho cominiciato a sperimentare con colleghi e studenti sul visual journalism, coniugando quindi data e visual storytelling. In 5 semestri di lavoro, abbiamo prodotto una mole consistente di lavori che abbiamo pubblicato su http://visualjournalism.unibz.it/.

Attraverso l’insegnamento e la pratica con gli studenti, abbiamo imparato tanto. Dal 2013, lavoro come ricercatore a tempo determinato, indagando sul visual journalism e su come un progetto multimediale possa provocare un cambiamento nell’atteggiamento di una comunità su fenomeni complessi.

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CARTESIANI: Durante il tuo intervento a HH Venezia mi è molto piaciuto il tuo modo di raccontare come è nato il progetto REPUBBLICA POPOLARE DI BOLZANO. E’ vero che è nato dentro un ristorante cinese?

MATTEO MORETTI: Si, dentro al ristorante Carducci di Bolzano, che abbiamo eletto come luogo degli incontri del team: il progetto è frutto di un lavoro di un gruppo interdisciplinare (giornalista, antropologa, ingegnere del software e designer). Questo ha permesso di raccontare la storia attraverso punti di vista differenti, mostrando alcune delle sfaccettature di un fenomeno sociale complesso come il processo di integrazione in una piccola comunità.

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CARTESIANI: Pensiamo che in ogni progetto ci sia qualcosa della storia di chi lo ha realizzato. Nel tuo caso è giusto pensare che il tuo essere “Milanese trapiantato a Bolzano” ti abbia aiutato a vedere l’ “invasione cinese” di Bolzano per quello che realmente era (una bufala)? Quanto è contato questo aspetto?

MATTEO MORETTI: Diciamo che è una “bufala” a metà: effettivamente non c’è mai stata un’invasione cinese, ma è altresì vero che una buona parte della popolazione percepiva questo fenomeno. Il mio essere milanese a Bolzano sicuramente ha aiutato: è difficile integrarsi nel capoluogo sudtirolese, che è tuttora teatro degli attriti storici tra la comunità italiana e quella tedesca. La città sta attraversando una fase di forte cambiamento, in cui i fenomeni migratori giocano un ruolo fondamentale, “sabotando” l’equilibrio tra le due comunità storiche e ponendo nuove domande e andando a mettere in discussione l’intero sistema.

CARTESIANI: Mi è parso di capire che il progetto è nato in maniera lenta, meditata, collaborativa. Una volta realizzato c’è stata una escalation di interesse culminata nell’intervista a Der Spiegel, con il conseguente scatenamento dell’attenzione dei media italiani. Ci spieghi come avete lavorato per promuovere il vostro lavoro? Ci pare di capire che l’aspetto digital è stata la carta vincente. Su quali canali social avete lavorato?

MATTEO MORETTI: Il progetto ha avuto un’incubazione lenta, il tempo è stato fondamentale per trovare la lucidità e, di conseguenza, il migliore modo per raccontare la storia.
Nonostante questo, l’attenzione da parte dei media locali è arrivata solo dopo che lo “Spiegel”, magazine tedesco, di caratura internazionale, ha dedicato al progetto ed alla storia un’intera pagina.

La promozione digitale è stata fondamentale, cosi come lo è stata per la candidatura al Data Journalism Award 2015. Ho infatti tradotto il sito in inglese affinchè potesse catalizzare l’attenzione e l’interesse di una comunità più ampia, non mi riferisco al tema del lavoro, decisamente locale, quanto alla metodologia. Il progetto è infatti stato premiato con il Data Journalism Award per come la storia è stata affrontata, affiancando un’analisi quantitativa ad una qualitativa, mostrando il fenomeno da due punti di vista differenti, che non sono due lati della medaglia, piuttosto due sfaccettature dello stesso fenomeno.

Non sono un fanatico dei dati, diffido da chi sostiene che “I dati non mentono” (e su questo rimando alla lettura di “Lie with statistics”). Per questo motivo abbiamo deciso di offrire due letture, affinchè ogni lettore trovasse quella a lui più effettiva.

CARTESIANI: Il vostro progetto ha un grandissimo livello qualitativo. Si nota un’estrema cura del dettaglio. Si vede che è un lavoro che ha visto collaborare un team interdisciplinare di primo livello. Ci spieghi un po’ ruoli e profili dei tuo compagni di avventura e come è stato organizzato il lavoro?

MATTEO MORETTI: Effettivamente una delle principali doti del team è stata l’interdisciplinarità.

Fabio Gobbato, giornalista del “Corriere dell’Alto Adige” (edizione locale del Corriere della Sera) si è occupato della ricerca dei dati, ha proposto la storia e poi scritto un interessante articolo di apertura del progetto sulla versione cartacea (http://corriereinnovazione.corriere.it/societa/2014/20-settembre-2014/repubblica-popolare-bolzano-230174333082.shtml).

Sara Trevisiol, antropologa culturale, ha individuato, incontrato più volte ed infine intervistato gli esponenti della comunità cinese, supervisionando inoltre alcuni aspetti della comunicazione, affinchè non venissero urtate le sensibilità della comunità bolzanina e cinese.

Daniel Graziotin, ingegnere del software, ha reso possibili le visualizzazioni interattive (grafici e mappa) e tutte le interazioni all’interno del sito (attivazione delle animazioni, frecce animate etc etc).

Gianluca Seta, graphic designer con un forte baricentro sulla data visualization ha invece realizzato la doppia pagina apparsa sul “Corriere dell’Alto Adige” (il progetto è infatti stato pubblicato anche in forma cartacea).

Io, infine, oltre ad aver coordinato il team di lavoro, ho scritto la linea narrativa, ideato la struttura ed il linguaggio visivo, nonchè realizzato le visualizzazioni, le animazioni, girato le interviste, realizzato il sito web.
Dalla pubblicazione del progetto mi occupo anche della sua promozione.

Il lavoro è stato organizzato in maniera organica: rispetto ad un processo giornalistico tradizionale in cui l’esperto comunica i dati, il giornalista scrive la storia ed il designer la illustra, abbiamo lavorato condividendo le informazioni, in uno scambio continuo, spesso ripensando e ri-progettando parti già consolidate, conseguentemente ai nuovi sviluppi delle ricerche.
Questo ha contribuito alla qualità del progetto così come ad una comunicazione armonica e omogenea, chiaramente questo ha un costo, in termini di tempo, molto alto.

CARTESIANI: Siamo convinti che il mondo stia vivendo un “RINASCIMENTO VISUALE” che sta ponendo di nuovo l’uomo al centro del fenomeno dei big data. Soltanto l’uomo è in grado di scovare significati all’interno dei numeri e comunicarli con efficacia. Il vostro progetto ne è una dimostrazione.
Il Rinascimento ha avuto Botticelli, Raffaello, Leonardo da Vinci e molti altri grandi artisti. Chi sono secondo voi i nuovi “Leonardo Da Vinci” del Visual Design?

MATTEO MORETTI: Devo dire che noi non ci siamo occupati di big data, ma di soli 633 record!
Il nostro progetto, da questo punto di vista, è la scoperta dell’acqua calda. Però paradossalmente, anche con pochi dati, abbiamo dimostrato l’importanza del fattore umano nell’interpretazione dei significati sottesi ai dati: abbiamo visualizzato in maniera differente un fenomeno che era evidente di per sè, ma che forse necessitava di un’esplicitazione, di qualcuno che rivelasse che il “Re è nudo”, aprendo un dibattito e gli occhi della comunità locale, mostrando il divario tra la realtà raccontata da alcuni media e quella di tutti i giorni.

Non sono in grado di dirti chi guiderà la rivoluzione in grado di affrontare le complessità sociali e politiche che stiamo attraversando, forse non sarà un uomo solo ma un team interdisciplinare (probabilmente all’interno di una big corporation).

CARTESIANI: Allora vorrà dire che i “Mecenati” avranno un ruolo molto importante in questo rinascimento visuale.

In chiusura una domanda che facciamo durante alcuni workshop che introducono neofiti al mondo dell’information design e del visual storytelling. Dacci tre numeri che meglio raccontano la tua storia o descrivono la tua persona.

MATTEO MORETTI: Ironicamente, rilanciando il gioco, vorrei risponderti con tre numeri della smorfia napoletana che un po’ mi descrivono: 37 FIUTARE, 19 RISATA, 10 INQUIETUDINE.

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CARTESIANI: Grazie Matteo, non vediamo l’ora di raccontare il tuo prossimo progetto.

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