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Le coordinate dell'information design

Big Data nel settore education: grande opportunità o grande errore?

Aprile 1, 2014 - Big Data
Big Data nel settore education: grande opportunità o grande errore?

Capita a volte di imbattersi in articoli che ti costringono a pensare: può essere un po’ faticoso ma è sempre una cosa molto positiva.

E’ il caso di un interessante articolo che arriva dall’Australia (dal blog di OpenColleges), a firma di Saga Briggs, specialista del settore  education con un occhio particolare per il primo e secondo livello dell’istruzione. Gli spunti sono molto interessanti perchè arrivano da una persona molto esperta nell’ambito formativo e che dimostra di avere un approccio verso i big data privo di preconcetti.

Ritengo utile evidenziare l’articolo perchè si ritrovano tutte le aspettative (e le paure) di chi si vede arrivare di fronte la rivoluzione dei big data e cerca di capire che impatto avrà sul suo mondo.

Avevamo già raccontato alcune grosse novità tecnologiche che stanno mettendo a disposizione degli addetti ai lavori del settore una grande mole di dati.

Saga comincia il suo ragionamento citando l’autore di Sherlock Holmes, Sir Arthur Conan Doyle.

ARTHURCONANDOYLE

Il riferimento al cultore del processo deduttivo è quanto mai significativo. Ma l’attenzione della Briggs si sofferma non solo su quello che è possibile fare con i big data, ma anche sui dilemmi etici e i rischi che tali opportunità ci costringono ad affrontare.

Se infatti nella prima parte dell’articolo vengono evidenziati gli indubbi vantaggi nell’utilizzo delle informazioni massive che i nuovi strumenti tecnologici ci mettono a disposizione (in particolare spicca la possibilità di personalizzare il percorso formativo degli utenti), nella seconda parte si sottolineano gli aspetti potenzialmente negativi.

Pur essendo noi entusiasti appassionati dell’information design e dei big data ci siamo concentrati proprio su questi elementi perchè comprenderli al meglio ci aiuterà a vincere nel futuro eventuali riserve e riluttanze nei nostri interlocutori.

Il primo grande tema è quello della Privacy. Non è il caso di aprire la discussione su tale tema, semplicemente è ovvio che i dati relativi all’apprendimento di una persona (sin dalla sua più giovane età) sono materia molto delicata e dunque chi vuole gestire i big data in tale ambito dovrà prestare la massima attenzione a questo aspetto.

La seconda paura è quella della disumanizzazione nella valutazione dell’apprendimento: può l’asettico realismo dei numeri vincere sul giudizio umano? In realtà i dati da soli non dovrebbero essere giudici di un discente, ma dovrebbero essere sempre strumento a supporto di una valutazione da parte di un docente. Ecco in questo caso è opportuno sempre parlare di big data al servizio dell’insegnamento (non in sostituzione).

Il terzo rischio che la Briggs segnala è quello dell’inganno nascosto dietro ai numeri. In realtà l’esempio che porta è di uno studio “malignamente” modificato da parte del ricercatore e certo non è possibile confutare che il rischio di dolo umano può sempre celarsi anche dietro il più sofisticato dei sistemi informatici. L’unica soluzione è quello di spingere per la condivisione dei dati, l’apertura e l’interconnessione delle informazioni. Più occhi guardano, meno è facile ingannare lo sguardo.

Il quarto punto invita alla prudenza: non sempre un percorso individuato all’interno di un set di dati si deve tradurre in un rapporto causa-effetto.

Il quinto avvertimento è quello di capire sempre quali sono gli obiettivi dell’utilizzo dei big data: si misura sempre con un obiettivo e dunque occorre capire che cosa si vuole ottenere, perchè a volte le scelte nella rappresentazione dei dati è fortemente condizionata dal desiderio di ottenere i dati desiderati…

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Nonostante questi 5 elementi siano sicuramente importanti e attivano una serie di campanelli di allarme in qualsiasi operatore del settore, nonostante tutto l’articolo della Briggs si chiude con un lungo elenco di consigli per affrontare con successo l’ingresso dei big data nel settore education.

E’ questa la sfida da vincere: trovare il metodo, raffinare i processi, stimolare la collaborazione e la cooperazione tra tutti gli attori coinvolti al fine di ottenere l’unico grande obiettivo che ci si dovrebbe porre. Migliorare il modo di apprendere, renderlo più efficace, uniformare il livello qualitativo generale della formazione.

Quando dunque affronterete il vostro prossimo progetto e dovrete gestire una grande mole di dati, ricordatevi di questo articolo: approcciate i dati con prudenza, come novelli Sherlock Holmes, e sperate di avere al vostro fianco il valido aiuto di tanti Watson!

P.S.: un ringraziamento a Titus Dalisay di OpenColleges per la segnalazione.

 

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