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Le coordinate dell'information design

L’antica tecnica delle candele giapponesi

Giugno 21, 2016 - Data Visualization, Infografiche, Information Design
L’antica tecnica delle candele giapponesi

Questo articolo è stato pensato per un altro blog. No, non tradisco il mio animo profondamente Cartesiano. E’ che mi è stato chiesto di scrivere una serie di articoli per un nuovo blog (EXTRA) che vuole trattare il tema della finanza da punti di vista differenti. Ho pensato allora di raccontare le storie che stanno dietro ai grafici più comunemente usati nel mondo della finanza.

E’ bello perchè so già che sto per raccontare una storia che pochissimi conoscono e che suscita sempre un grande stupore. Oggi vi racconto la storia del leggendario Munehisa Homma e dell’antica arte delle candlestick giapponesi.

Devo prima fare una premessa. Mi occupo per lavoro di progettare e realizzare visualizzazioni di informazioni quantitative: le informazioni quantitative sono, per dirla così come mangiamo, i dati. Questo profilo professionale è molto diffuso nel mondo anglosassone e si chiama “information designer“. In parole povere lavoro perchè i dati siano rappresentati in maniera efficace ed immediata: mi preoccupo di scegliere se usare una tabella od un grafico e, se l’opzione migliore è il grafico, cerco di individuare il grafico più adatto (ai dati e agli utenti che lo dovranno fruire). Per fare questo devo conoscere, approfondire e studiare tutte le tecniche e le modalità di rappresentazione visuale dei dati.

Ai più potrà sembrare un lavoro noioso, ma in realtà studiando i grafici si imparano storie bellissime che ci aiutano ad apprezzare meglio questo genere di strumenti che la rivoluzione tecnologica degli ultimi anni ci ha fatto percepire come qualcosa di scontato. In realtà dietro ai grafici che vediamo ed utilizziamo c’è l’ingegno di un uomo fatto di carne ed ossa, spesso con una bella storia da raccontare.

Ecco allora l’idea di usare Extra per ampliare lo sguardo che normalmente gli addetti ai lavori del mondo finanziario rivolgono ai grafici: andare oltre la mera tecnicalità dei grafici e scoprire che la storia dietro ad essi può insegnarci a capirne meglio il loro utilizzo.

La nostra storia parte nel Giappone del sedicesimo secolo, una terra che all’epoca viveva un costante e terribile periodo di guerra, durante il quale gli antichi potenti proprietari terrieri (molto simili ai nostri Signori feudali) lottavano per il controllo di una fetta più ampia di territorio.
All’inizio del 1600, dopo quasi 100 anni di disordine e distruzione, tre grandi generali (Nobugaga, Hideyoshi e Tokugawa) si accordarono pacificando e unificando il Giappone per un periodo di almeno 40 anni.

L’equilibrio tra i tre potenti uomini d’arme durante questi 40 anni non fu paritario. Un antico detto giapponese descrive ancora la situazione così: “Nobugaga ha raccolto il riso, Hideyoshi ha fatto l’impasto e Tokugawa ha mangiato la torta”. Tokugawa infatti seppe lavorare con sapienza per acquisire sempre più potere arrivando a porre le pasi di un regno che la sua famiglia tenne saldo fino al 1867.

La storia del Giappone di quegli anni (fatta di sangue, violenza e guerra) è alla base della terminologia che ancora oggi troviamo negli elementi della tecnica delle candlestick giapponesi. Se ci pensate bene anche il trading finanziario richiede alcune abilità tipiche di uno stratega militare: capacità di prevedere le mosse del nemico, visione strategica e, perchè no, anche un po’ di fortuna.

Ma torniamo al regno di Tokugawa: la nuova stabilità che il suo regno offriva consentì all’economia agraria di crescere in maniera molto forte. Cresceva la produzione ma contemporaneamente, grazie alla pacificazione del regno, si formò un mercato nazionale che sostituì per importanza la molteplicità dei piccoli mercati locali.

Osaka, con il suo sbocco sul mare, divenne capitale del Giappone ed ebbe un fortissimo sviluppo commerciale. Divenne la città del commercio e della finanza. Era un cambiamento anche culturale: in Giappone tradizionalmente il desiderio di arricchirsi era visto con disprezzo. Delle 4 classi sociali esistenti quella del Mercante arrivava per ultima come importanza, dopo quelle del Soldato, del Contadino e dell’Artigiano. Ad Osaka si cambiò atteggiamento culturale creando invece un fertile terreno adatto a costruire grandi fortune finanziarie. Il saluto tipico degli abitanti di Osaka divenne “Mokarimakka” che significa “Stai guadagnando?”.

In questo contesto un mercante di nome Yodoya Keyan divenne molto ricco traspordando, distribuendo e fissando il prezzo del Riso. Nel cortile della sua grande casa si stabilì la prima grande “borsa” del riso. Divenne però troppo ricco e nel 1705 il governo militare gli confiscò tutte le sue ricchezze. La borsa del riso venne istuzionalizzata: venne chiamata Dojima Rice Exchange e sposata di sede, rimanendo però sempre ad Osaka. Il governo controllava con attenzione questo mercato perchè temeva che altri mercanti diventassero troppo potenti come era successo a Keyan.

All’inizio i mercanti valutavano il riso portato alla borsa e contrattavano il prezzo. Questo avvenne fino al 1710 quando per la prima volta si iniziò a trattare sul riso che ancora non era stato prodotto. Iniziarono infatti ad essere accettati delle “Ricevute” che valevano per futuri quantitativi di riso. Venivano detti “Rice Coupons”. Questi furono i primi contratti “futures” ad essere mai trattati nella storia finanziaria.
Il brocheraggio del riso divenne la base per la fortuna di Osaka. Bisogna considerare infatti che all’epoca non vi era ancora una moneta unica e di fatto i “Rice Coupons” divennero di fatto il principale mezzo di scambio. A capire l’entità del fenomeno ci aiutano alcuni dati: nel 1749 il Giappone aveva una capacità produttiva annua di 30.000 balle di riso e in quell’anno alla Borsa del Riso vennero scambiate 110.000 balle di riso.

Ecco, questo è il contesto in cui ebbe ad operare Munehisa Homma, l’uomo che venne chiamato il “dio dei mercati”. Nacque nel 1724 da una ricca famiglia e divenne così ricco che ancora oggi in Giappone un detto dice: “Non diventerò mai ricco come Homma, ma mi accontenterò di diventare un signore locale”. Iniziò a trattare gli affari di famiglia nel 1750 dalla cittadina di Sakata, che aveva anch’essa un mercato di scambio del riso. Era talmente bravo a trattare il riso che venne messo a capo dell’intero patrimonio familiare anche se era il figlio più giovane.

Quale era il suo segreto? Per prima cosa Homma teneva scrupolosamente annotate le condizioni meteo di tutte le annate. Inoltre si concentrò sulla psicologia dei mercanti che trattavano il riso studiando i prezzi del riso degli anni passati, arrivando sino ai primi anni di scambio, quando Yodoya aveva costituito la prima borsa. In questo modo era in grado di leggere l’andamento dei prezzi arrivando a prevedere (grazie alle serie storiche che aveva precedentemente studiato) come si sarebbe mosso il prezzo in base alla psicologia degli investitori.

Grazie alla sua straordinaria capacità di leggere in anticipo i mercati divenne il re dei mercati di Osaka e di Tokyo. Negli ultimi anni di vita divenne consulente finanziario per il governo giapponese e fu insignito del titolo di Samurai. Morì nel 1803 lasciando nei suoi testi i principi della sua tecnica di trading da cui deriva l’attuale tecnica delle candlestick giapponesi.

Con tale tecnica si indica un tipo di visualizzazione dei dati in un grafico molto simile a quella del grafico a barre, ma caratterizzata da un maggior numero di informazioni in un formato sintetico. Per costruire un grafico a candele sono necessari i valori di apertura, massimo, minimo e chiusura (Open, High, Low, Close ovvero OHLC nella sigla in inglese) di un titolo o di un bene negoziato su un mercato.

Tale tecnica è arrivata nel mondo occidentale solo nel 1989 grazie all’opera di Steve Nison Japanese Candlestick Charting Techniques.

L’analisi Candlestick è simile ad altre forme di analisi tecnica risulta utile per cercare di interpretare al meglio l’andamento dei prezzi. Questa tecnica rappresenta l’oscillazione del prezzo nell’unità di tempo, che può andare dal singolo minuto fino ad un mese, e utilizza una figura chiamata Candle-Line formata da un corpo centrale definito Real-Body (corpo reale), il quale indica l’escursione di prezzo tra l’apertura e la chiusura, e le Shadows (ombre), singole linee sottili che rappresentano i prezzi massimi e minimi del lasso di tempo prescelto, rispettivamente Upper Shadow (ombra superiore) e Lower Shadow (ombra inferiore). Come per il grafico a barre quindi sono necessari i valori di apertura, massimo, minimo e chiusura.

Il corpo della candela può essere nero o bianco: si ha un corpo nero quando la chiusura è inferiore all’apertura e quindi caratterizza una giornata con andamento negativo, mentre un corpo bianco ci indica una giornata al rialzo con un prezzo di chiusura superiore a quello di apertura. In realtà il corpo non è colorato di bianco, ma è semplicemente vuoto, per facilitare il lavoro del computer. Questo è stato uno degli adattamenti a cui si è dovuto ricorrere durante l’esportazione della teoria verso l’Occidente, infatti i giapponesi utilizzano il verde al posto del bianco per le giornate rialziste.

Ogni formazione di candele rappresenta la psicologia del mercato in un suo particolare momento, riflettendo in essa l’atteggiamento di numerosi operatori. Il fatto che l’essere umano reagisca sempre allo stesso modo a determinati tipi di situazioni fa sì che l’analisi delle candele sia molto utile per generare segnali statisticamente affidabile. Esistono formazioni che segnalano continuità e altre che evidenziano discontinuità. Il trader interpreta tali formazioni secondo i modelli definiti dalla tecnica messa a punto dal nostro Homma e dagli altri analisti che vennero dopo di lui.

I nomi di queste formazioni però ricordano ancora il tempo in cui visse Homma: “i tre soldati bianchi”, “l’uomo impiccato”, “i tre corvi neri” e tante altre.

E’ incredibile pensare che in un periodo tanto lontano dai nostri tempi un uomo era riuscito ad individuare una metodologia di visualizzazione attraverso la quale riusciva ad interpretare l’approccio psicologico ricorsivo degli investitori di fronte agli alti e bassi del mercato.

Spero che questa storia vi possa stimolare a guardare in maniera differente quelle immagini di trader concentrati a fissare enormi schermi con centinaia di dati che si aggiornano vorticosamente. Quantomeno la prossima volta che mangerete un piatto di riso, un pensiero vi porterà per qualche istante ai tempi di Munehisa Homma, in una lontana città giapponese dove ci si salutava chiedendosi reciprocamente se si stava guadagnando…

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